Dott.ssa Serena Sorrentino Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale
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Nome: Dott.ssa Serena Sorrentino
Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale. Iscritta all'Ordine degli Psicologi (n.11148) e alla lista degli Psicoterapeuti della Regione Lazio. Socia SIAT (Società Italiana di Analisi Transazionale), EATA (European Association for Transactional Analysis), IRPIR (Istituto di Ricerca dei Processi Intrapsichici e Relazionali. Vivo e Lavoro a Roma.
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Con il termine “personalità” si intende, in maniera breve e semplicistica, l'insieme delle caratteristiche peculiari con le quali un individuo pensa e vede se stesso e il mondo e ne costruisce e gestisce le interazioni.
Ogni persona ha particolari caratteristiche (tratti di personalità) e questi tratti, in una situazione di salute, si adattano flessibilmente alle diverse situazioni, si modellano sulla base degli eventi, delle relazioni, delle circostanze del qui ed ora.
La persona con disturbi di personalità invece, manifesta alcuni tratti in modo accentuato e rigido, anche quando le circostanze richiederebbero atteggiamenti diversi e più adeguati.
Per esempio, una persona con disturbo istrionico di personalità ha costantemente bisogno di attenzione ed assume un atteggiamento seduttivo e provocante anche in momenti inopportuni, senza rendersi conto che in tali casi questo comportamento potrebbe essere imbarazzante per chi gli sta accanto.
Coloro che presentano questi disturbi, non sono consapevoli di quanto sia rigido e inadeguato il loro modo di essere, e mentre gli altri possono etichettarli come "strani", "paranoici", "esaltati", a seconda del disturbo presente, essi si vedono perfettamente normali, perché considerano quello, il normale modo di agire.
Molte persone possono essere definite "particolari" per il loro carattere, a volte magari esuberante, eccentrico, puntiglioso o aggressivo, ma si parla di disturbo di personalità solo quando il modello è persistente e crea vere e proprie difficoltà alla persona stessa e a chi la circonda.
Per disturbo di personalità (DSM-IV), si intende un modello abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo e si manifesta in due o più delle seguenti aree:
- Cognitività (modi di percepire e interpretare se stessi, gli altri, gli avvenimenti)
- Affettività (varietà, intensità e adeguatezza della risposta emotiva)
- Funzionamento interpersonale
- Controllo degli impulsi
Tale modello risulta pervasivo e inflessibile in una varietà di situazioni, comporta un disagio clinicamente significativo e una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo e di altre aree importanti. Il modello è di lunga durata e di solito l’esordio può essere fatto risalire all’adolescenza o alla prima età adulta. Non risulta giustificato come manifestazione o conseguenza di un altro disturbo mentale, né risulta collegato agli effetti fisiologici di una sostanza o di una condizione medica generale.
Disturbi di personalità – Gruppo A: comportamento bizzarro/eccentrico
Disturbo paranoide di personalità: chi soffre di questo disturbo pensa che gli altri tramino alle sue spalle per ingannarlo. E' sospettoso e convinto che vi siano complotti contro di lui anche se non c'e' nessuna prova a riguardo. Il quadro è caratterizzato da sfiducia e sospettosità e le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole.
Disturbo schizoide di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona solitaria, cui sembra non importare la relazione con gli altri. Raramente prova piacere, ha poche espressioni ed appare senza emozioni. Il quadro è caratterizzato da distacco nelle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressività emotiva.
Disturbo schizotipico di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona eccentrica e sente di avere poteri extrasensoriali o di essere particolarmente intuitiva. Il quadro è caratterizzato da disagio acuto nelle relazioni strette, distorsioni cognitive e percettive, eccentricità nel comportamento.
Disturbi di personalità – Gruppo B: emotività drammatica/stravagante
Disturbo borderline di personalità: chi soffre di questo disturbo è molto impulsivo ed instabile sia nelle relazioni con gli altri, sia nell'immagine che ha di sé, sia negli affetti. Cambia spesso opinione ed obiettivi. Quadro caratterizzato da marcata instabilità ed impulsività.
Disturbo istrionico di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona seduttiva, teatrale, sempre alla ricerca di attenzioni. Spesso cerca di attrarre tramite l'aspetto fisico (o la malattia). Il quadro è caratterizzato da emotività eccessiva.
Disturbo narcisistico di personalità: chi soffre di questo disturbo si sente grandioso, perfetto, ricerca dagli altri lodi ed ammirazioni, come se gli fossero dovuti data la sua superiorità. Il quadro è caratterizzato da grandiosità, necessità di ammirazione, mancanza di empatia.
Disturbo antisociale di personalità: chi soffre di questo disturbo è una persona manipolativa, che viola i diritti degli altri senza provare sensi di colpa. E' spesso una persona irresponsabile e violenta.
Disturbi di personalità – Gruppo C: stato ansioso e timoroso
Disturbo evitante di personalità: chi soffre di questo disturbo si sente timido ed insicuro ed evita di avere rapporti sociali per timore delle critiche. Il quadro è caratterizzato da inibizione, sentimenti di inadeguatezza, ipersensibilità ai giudizi negativi.
Disturbo dipendente di personalità: chi soffre di questo disturbo ha grosse difficoltà a prendere decisioni ed iniziative e sente il forte bisogno di essere accudito, rassicurato, sostenuto. Il quadro è caratterizzato da un comportamento sottomesso legato ad un eccessivo bisogno di essere preso in cura.
Disturbo ossessivo compulsivo di personalità: chi soffre di questo disturbo è un perfezionista, preoccupato costantemente per l’ordine e la precisione. Il quadro è caratterizzato da una pervasiva esigenza di controllo.
Singolo Attacco di panico: periodo definito di intensa paura caratterizzato da almeno 4 sintomi che raggiungono il picco di intensità nel giro di 10minuti: tachicardia, sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, sensazione di sbandamento, sensazione di irrealtà, paura di perdere il controllo o impazzire, paura di morire, parestesie (sensazioni di torpore e formicolio), brividi o vampate di calore.
Disturbo di Panico con o senza agorafobia: attacchi di panico inaspettati e ricorrenti accompagnati da almeno un periodo di 1 mese in cui si verificano 1 o più dei seguenti sintomi: preoccupazione di avere altri attacchi di panico, paura delle conseguenze (perdere il controllo, avere un attacco cardiaco, impazzire, morire..). Presenza o meno di agorafobia*.
*Agorafobia senza panico: sensazione di disagio provata quando ci si trova in ambienti non familiari (uscire di casa, entrare nei negozi, stare in fila, stare nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto pubblico o in automobile) e si teme di non trovare una via di fuga immediata verso un luogo sicuro o l’aiuto disponibile nel caso ci si sentisse male o si avvertisse un sintomo imbarazzante ed incapacitante. Tali situazioni vengono evitate o vissute con disagio.
Fobia sociale: paura marcata di situazioni sociali o prestazionali in cui si è esposti al giudizio altrui, paura di agire in modo umiliante o imbarazzante. L’esposizione procura ansia e panico. Le situazioni vengono evitate o sopportate con estremo disagio.
Fobie specifiche: paura forte e persistente di un oggetto, un’attività o di una situazione per cui si tende all’evitamento della stessa. Sia la presenza che l'anticipazione dell'oggetto della fobia suscitano un profondo disagio (ansia, panico) nella persona colpita, che di solito riconosce come eccessiva la propria reazione.
Disturbo Post-traumatico da stress e acuto da stress: risposta dell’individuo, a breve e lungo termine, ad un evento critico abnorme (terremoti, incendi, nubifragi, incidenti stradali, abusi, atti di violenza, azioni belliche, etc.) caratterizzata principalmente da: flashback intrusivi del trauma, stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione, tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi l'esperienza traumatica, incubi sull’esperienza traumatica, insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.
Ansia generalizzata: preoccupazione eccessiva per la maggior parte dei giorni e per una moltitudine di eventi che dura almeno 6 mesi, difficoltà a controllare la preoccupazione, irrequietezza, affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno.
Disturbo ossessivo compulsivo: presenza di ossessioni (pensieri, immagini o impulsi ricorrenti, persistenti e vissuti come incontrollabili) e compulsioni (comportamenti o azioni mentali ripetitive che l'individuo si sente obbligato a eseguire, come una sorta di rituale, per difendersi da una certa ossessione o dall’ansia). Le compulsioni possono riguardare diverse tematiche come la contaminazione, l'ordine, il controllo.
Alcuni processi psicologici che la persona mette in atto per controllare e gestire l’ansia non fanno altro che rinforzare la paura e la convinzione di essere inadeguati
1. La nostra mente scambia il dispositivo sano dell’ansia e le alterazioni fisiologiche ad essa associate per qualcosa di pericoloso e incontrollabile. Dopo i primi attacchi di ansia e di panico, non sono nemmeno più necessari stimoli esterni per innescare la catena di reazioni psicofisiologiche. A volte basta solo un’immagine mentale di una situazione o un ricordo per scatenare pensieri catastrofici, emozioni negative e ansiose ed infine, comportamenti di evitamento. La persona tende spesso a diventare ipersensibile alle sensazioni fisiche e alle emozioni. Invece di usarle in modo sano come segnali per agire, se ne spaventa, li interpreta tutti come pericolosi, invece di agire in modo costruttivo per risolvere il bisogno di fondo, cerca di cancellarli, ridurli, sedarli.
2. Vivendo le proprie reazioni fisiologiche come pericolose, la persona cerca di controllarle. Rivolge continuamente la propria attenzione all’ascolto del corpo e dei parametri fisiologici e tenta di modularli. Ma poichè esse sono funzioni spontanee e automatiche, lo stesso tentativo di controllarle produce la loro alterazione. E’ proprio il tentativo di controllo che fa perdere il controllo. L’alterazione delle funzioni, autodeterminata, genera pensieri catastrofici, i pensieri alimentano paura ed ansia e la persona inizia a bloccarsi e ad evitare situazioni.
A controprova di questo si verifica che:
a. se durante l’episodio di ansia e panico, accade qualcosa che distoglie l’attenzione della persona dai sintomi fisici e dai pensieri negativi, l’attacco di ansia e di panico si disinnesca.
b. se la persona prova volontariamente ad amplificare ed esasperare le sue sensazioni, invece di tentare di ridurle, l’attacco di ansia si disinnesca.
3.La persona tende ad evitare le situazioni associate agli attacchi di ansia. L’apparente sollievo iniziale ha però un prezzo altissimo. Rinforza l’idea che la situazione sia pericolosa e rinforza la convinzione della persona di essere inadeguata ad affrontarla. La strategia dell’evitamento (sana quando il pericolo per la vita è reale) tende ad irrigidirsi, a diventare un atteggiamento abituale e sistematico. Questa modalità alimenta la sfiducia in se stessi e porta ad una sempre più generale inazione. Spesso le situazioni temute si moltiplicano, la stima di sé scende vertiginosamente, la limitazione della libertà individuale si amplifica.
A controprova di questo si verifica invece che l’esposizione graduale alle situazioni temute accompagnata dall’uso di nuove risorse (nuove modalità di pensare, sentire e agire) sia il metodo principale per consentire alla persona di rinforzare autostima e senso di adeguatezza e, di conseguenza, ridurre il proprio stato di allarme, se inappropriato o patologico.
4.La persona struttura relazioni fondate sul fatto che l’altro, conoscendone i limiti, si ponga nei suoi confronti, in maniera protettiva, complice o sostitutiva. Il soggetto in questo modo evita ancora una volta il confronto con i suoi limiti e conferma il suo senso di inadeguatezza. Con il tempo le richieste di aiuto aumenteranno e aumenterà il timore di affrontare da soli le situazioni.
A controprova di questo, l’affrontare con le propri risorse situazioni lasciate alla gestione altrui, rinforza autostima, autonomia e sicurezza.
E’ assolutamente certo che l’essere umano erediti geneticamente gli strumenti che permettono al cervello, durante la vita fetale, di sviluppare in modo perfetto i sistemi di difesa che costituiscono la base biologica dell’ansia.
Il sistema è molto complesso e prevede una reazione che è contemporaneamente e psicologica. Recentemente le neuroscienze hanno permesso di “vedere dentro” il cervello e sono stati identificate, anche se ancora in modo impreciso, aree cerebrali, circuiti nervosi e biochimici che sovrintendono a questa delicata funzione
Naturalmente questi sistemi di difesa non predispongono allo sviluppo dell’ansia patologica, ma esclusivamente alla salvaguardia dell’individuo dagli attacchi del mondo esterno che potrebbero mettere a repentaglio la nostra vita.
Nell’ansia patologica, specie per quanto riguarda il disturbo da attacchi di panico come anche il disturbo ossessivo compulsivo, non si esclude che si possa ereditare la cosiddetta “propensione al disturbo”, vale a dire imperfezioni nel corretto funzionamento di alcuni sistemi biologici (specie della serotonina).
Ma ciò non significa che si eredita il disturbo: il cervello è un sistema plastico fortemente adattabile, e si possono creare nel corso della vita situazioni educative, ambientali sociali o culturali che attivano, in chi è predisposto, i sintomi dei disturbi d’ansia.
Lo strutturarsi di un certo tipo di personalità (modo persistente di vedere sé stesso, gli altri, il mondo, modo di essere, pensare e agire) può quindi ritenersi un fattore strettamente legato alla modalità di reazione ansiosa di tipo abnorme.
Non esiste una causa unica per l’ansia. Ci può essere una predisposizione genetica familiare ad essere ansiosi, può essere influenzata dall’educazione ricevuta, dallo stress causato da un importante cambiamento nella propria vita (la perdita del lavoro, un trasferimento, un lutto, un incidente, la nascita di un figlio), dalla bassa autostima. Questi fattori interagiscono tra di loro in maniera e in misura diversa da persona a persona.
I fattori biologici e i fattori ambientali/ psicologici sono strettamente legati ed interdipendenti.
Base biologica (sistemi fisiologici di base)
Predisposizione biologica (alcuni parlano di imperfezioni nei sistemi biologici)
Predisposizione psicologica (strutturazione della personalità: modi di pensare, sentire, agire)
Situazione ambientale (eventi di vita)
L'ansia non si manifesta come un fenomeno unitario, ovvero è possibile rilevare due diverse tipologie di ansia:
Ansia di tratto:
Questa tipologia di ansia si caratterizza come un elemento relativamente stabile della personalità.
Il cosiddetto “tratto ansioso” è una caratteristica della personalità di alcuni soggetti i quali tendono ad avere il sistema di difesa dell’ansia particolarmente marcato, tanto da vivere la maggior parte delle esperienze in modo preoccupato, agitato, inquieto, ansioso, appunto. In pratica lo stile percettivo di tipo ansioso della persona si estende a tutti gli ambiti della sua esperienza di vita, diventando a tutti gli effetti una caratteristica di personalità.
Coloro che mostrano un tratto di ansia più sviluppato manifestano una reattività maggiore ad un grande numero di stimoli; insomma reagiscono con preoccupazione anche in quelle situazioni che non rappresentano una fonte di minaccia per la maggior parte degli individui. Queste persone hanno una probabilità maggiore di presentare ansia di stato in circostanze a basso potenziale ansiogeno, come per esempio le normali attività quotidiane, o di sperimentare livelli più elevati di ansia di stato in presenza di stimoli ansiogeni.
Ansia di stato:
L'ansia di stato si manifesta come una interruzione del continuum emozionale, cioè provoca una rottura nell'equilibrio emotivo della persona; si esprime per mezzo di una sensazione soggettiva di tensione, preoccupazione, inquietudine, nervosismo, reattività. Risulta associata ad una attivazione del sistema nervoso autonomo, il quale provoca una serie di attivazioni fisiologiche. Elevati livelli di ansia di stato risultano particolarmente spiacevoli, disturbanti e addirittura dolorosi, al punto di indurre la persona a mettere in atto dei meccanismi comportamentali di adattamento finalizzati a porre fine a queste sensazioni. Tuttavia questi meccanismi possono non raggiungere lo scopo, lasciando spazio ad altri comportamenti, questa volta di tipo mal adattivo (evitamento, dipendenza…), che portano all'effetto opposto, ovvero all'aumento ulteriore dell'ansia, avviando una circolo vizioso di tipo patologico.